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  • Filippo Pappalardo

DISPRASSIA E SPORT

James Guthrie-Croft, adolescente neozelandese di 15 anni, affetto da disprassia, ha sempre avuto difficoltà nel coordinare il movimento e articolare frasi di senso compiuto.

Da una situazione di profondo disagio ed insofferenza che gli hanno causato anche bassi livelli di autostima, è arrivata la svolta: Lo sport.

Adesso James corre bene e veloce.

È capace di percorrere 100 metri in poco più di 11 secondi.

James è soltanto uno dei tanti bambini affetti, nel mondo, da disprassia.

Ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia supportiva e presente in cui Papà Thomas e Mamma Pauline lo hanno fin da subito amato e guidato, seppur disperati e impotenti di fronte ai tentativi vani della loro piccola creatura di raggiungere il mondo ancora sconosciuto con mani e braccia che, allungandosi e muovendosi senza criterio, lo rendevano sempre più lontano e inafferrabile.

La disprassia si esprime con difficoltà nel compiere gesti coordinati e diretti a un determinato obiettivo, che può coinvolgere anche l’apparato buco-fonatorio e causare delle difficoltà nell'articolare parole secondo uno schema verbale di senso compiuto.

Per il bambino disprattico è difficile compiere azioni comunemente definite “semplici” o automatiche come: coordinare i vari segmenti corporei; effettuare semplici operazioni come calciare una palla o afferrarla; adattare i propri movimenti a quelli degli altri (difficoltoso aderire al ritmo degli altri); ottimizzare i movimenti prassici finomotori per scrivere, disegnare, ritagliare, allacciare le scarpe ecc…; avere una coordinazione oculo-manuale precisa (se si punta un focus su un obiettivo non è detto che il corpo poi risponda adeguamente e che i movimenti siano sufficientemente coerenti con l’idea di movimento).

James non si allacciava le scarpe, non riusciva ad indossare gli abiti da solo, non sapeva come collegare i momenti del suo racconto, belli o brutti che fossero.

A James fu diagnosticata la disprassia poco prima dei 5 anni.

Durante i primi giorni di scuola la maestra notò un passo stentato, c'era qualcosa che non andava nel suo modo di camminare.

Leggeva male e parlava sempre peggio; capiva il disagio e parlava sempre meno. L’autostima scendeva sotto zero, ed in questi casi l’emarginazione è il rischio più grande.

Dopo anni di trattamento, le cure fecero effetto ed un giorno James riuscì a fare il suo primo canestro, e da li l’autostima iniziò ad aumentare sempre più; quando gli amici di James si stancavano, lui continuava a tirare; Continuava a lavorare e ad allenarsi, questo lo faceva stare meglio.

Successivamente fu preso nella squadra di rugby under 15, ed iniziò a brillare per la sua velocità;

Il coach lo accoglie nel suo gruppo dicendo: “E' uno che impara alla velocità della luce”.

Gradualmente, dal sofferente James prende forma un atleta super veloce. Abbatte tempi su tempi come pedine di un domino. In poco più di un anno scende da 11"45 a 11"20 nei 100 metri. Sembra più un resistente veloce perché il picco lo raggiunge nei 200 metri con un pazzesco 22"09. Vince nei 100, 200 e anche nel salto in lungo.

Questa è la natura che spinge.

"C'è stato un momento in cui provavamo a insegnargli a leggere. E perdeva sempre...", racconta raggiante mamma Pauline. E lo chiamano "minor miracle”, miracolo minore.

Dr. Filippo Pappalardo TNPEE


James Guthrie-Croft, affetto da Disprassia, adesso atleta e corridore.


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